On. Guglielmo Picchi

Sottosegretario agli Affari Esteri

Cosa ci hanno chiesto Stati Uniti e Russia su sanzioni e Huawei. Parla Picchi

Articolo tratto da Formiche – intervista di Francesco Bechis al Sottosegretario Guglielmo Picchi

 

Si chiude con una ministeriale di due giorni a Milano la presidenza annuale italiana dell’Osce. Dal suo avvio il summit, che vede la partecipazione di ben 57 delegazioni con i relativi ministri degli Esteri, è stato dominato dalla crisi fra Russia e Ucraina nel Mar d’Azov. Sullo sfondo il caso internazionale dell’arresto in Canada di Meng Wanzhou, la numero due della cinese Huawei, che getta altra benzina sul fuoco nei rapporti fra Washington e Mosca (“È inaccettabile” ha tuonato a Milano il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov). E poi le richieste degli americani ai Paesi europei, Italia in testa, di votare le sanzioni contro la Russia al Consiglio Europeo del 13-14 dicembre. L’Italia ha un piano d’azione? Formiche.net lo ha chiesto a Guglielmo Picchi, sottosegretario di Stato agli Esteri, già consigliere di Matteo Salvini per la politica estera. Da Milano ci racconta del suo incontro con il vicesegretario di Stato Usa Wess Mitchell. E il faccia a faccia con Lavrov, che dimostra ancora una volta come Mosca veda nel Carroccio un interlocutore privilegiato.

Picchi, un primo bilancio di questa ministeriale?

La ministeriale è ancora in corso assieme alle negoziazioni sui documenti che l’Italia ha prodotto. Attualmente la plenaria è aggiornata in attesa dei testi da approvare con il consensus, cioè con l’ok di tutte e 57 le delegazioni. Per il momento abbiamo riscosso due successi politici: abbiamo scelto la troika per la presidenza dei prossimi anni, compresa quella albanese nel 2020, e abbiamo riaffermato con una dichiarazione congiunta di Moavero e degli altri ministri degli Esteri il modulo 5+2 per trovare una soluzione positiva al conflitto fra Armenia e Azerbaijan. Non era scontato, in un momento in cui l’Osce deve fare i conti con i veti incrociati.

Ieri ha avuto un incontro con Sergei Lavrov. Come si pone l’Italia sulla crisi fra Russia e Ucraina nel Mar d’Azov?

Con Lavrov abbiamo un rapporto particolare, lo avevo già incontrato alle ministeriali di Vienna e Amburgo, questo era il primo faccia a faccia come sottosegretario agli Esteri. L’Italia è impegnata per risolvere la crisi, Moavero ha incontrato il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin. Parlare di una vera e propria mediazione sarebbe esagerato, diciamo che ci siamo attivati per trovare una soluzione positiva dall’alto della nostra presidenza Osce, che è presente con una sua missione in Ucraina. Abbiamo buone relazioni sia con Kiev che con Mosca e stiamo dando una mano. Oggi è stato parzialmente riaperto al traffico commerciale lo stretto di Kerch.

Cosa le ha detto invece il vicesegretario di Stato Wess Mitchell?

Quella con Mitchell era una visita di lavoro dovuta, dopo l’incontro fra Conte e Trump serviva un dialogo più operativo. Ci hanno riferito le loro aspettative sulla ministeriale e abbiamo discusso sui dossier che ci legano, dal Mediterraneo alle migrazioni fino al terrorismo. Gli Stati Uniti danno molta importanza alla stabilità del fronte Sud. Lo considerano strategico, da parte nostra abbiamo sempre mostrato un atteggiamento costruttivo, a differenza di altri partner europei.

Eppure un mese fa ha fatto rumore la modesta partecipazione americana alla conferenza di Palermo sulla Libia. Qual è il suo bilancio?

È stato un momento importante per i Paesi del Mediterraneo, Conte e Moavero hanno fatto un ottimo lavoro, la visita di Haftar ieri a Roma ne è la conferma. Lo abbiamo sempre detto: non ci si poteva aspettare che dalla conferenza di Palermo uscisse una soluzione definitiva, la Libia è un Paese lacerato da guerra civile e lotte tribali, non basta la bacchetta magica di Francia e Italia.

A proposito di Mediterraneo, condivide l’annuncio di Roberto Fico di interrompere i rapporti fra parlamento italiano e quello egiziano?

Sono rimasto molto sorpreso dall’uscita di Fico. Sarò estremamente chiaro. Non ho ancora avuto la possibilità di incontrare la famiglia Regeni, le sono molto vicino per quello che è avvenuto e per il modo in cui è avvenuto, e ribadisco la ferma condanna di questo crimine. Sono a favore di tutte le possibili pressioni politiche sul Cairo, non credo che interrompere il dialogo sia il metodo migliore per arrivare alla degna conclusione per la famiglia, ovvero all’identificazione dei colpevoli.

Come bisogna muoversi?

Questo è il momento di essere politicamente più presenti, se ritiri l’ambasciatore dal Cairo perdi il perno del dialogo e non sai più con chi parlare. Io vorrei che ogni settimana ci fosse una nostra delegazione parlamentare o governativa a chiedere, anzi a pretendere la verità. Fico non ha idea di quanto io sia rigoroso su questa linea, ma la sua uscita è incomprensibile e ha fatto un danno a Regeni ben più grande del beneficio che voleva produrre.

Alla ministeriale Osce gli americani sono tornati a parlare di sanzioni europee contro Mosca. La vostra posizione rimane invariata?

La posizione generale è quella che abbiamo sempre ribadito: gli accordi di Minsk devono essere rispettati da entrambe le parti, serve più flessibilità russa sui marinai ucraini. Gli Stati Uniti ci hanno ribadito che vogliono l’unità europea sulle sanzioni. Abbiamo registrato questa richiesta.

Il presidente Conte dovrà passare dalle parole ai fatti durante il Consiglio Europeo del 13-14 dicembre. L’Italia metterà il veto?

Non mi aspetto novità di sostanza su quel fronte. L’Italia non può rompere l’unità europea in questa fase, mancano le condizioni ma soprattutto la volontà politica.

C’è stato modo di parlare con la delegazione americana del caso Huawei? Da tempo gli Stati Uniti segnalano all’Italia i rischi, eppure non ci sono stati significativi passi indietro.

Le notizie che ci sono giunte dal Canada hanno messo il governo in azione. È necessaria una profonda riflessione sulla sicurezza delle nostre infrastrutture critiche. La nostra posizione non è di condanna preventiva, ma di un monitoraggio che ora entra nel vivo. Non possiamo tollerare anomalie nella gestione dei dati dei cittadini e delle aziende italiane, né tantomeno l’interferenza di una potenza straniera, qualunque essa sia, nel nostro sistema Paese.

Global Compact: il Sottosegretario Picchi intervistato da “Gli Occhi della Guerra”

Il Global Compact scuote il governo
Lega: “È uno strumento globalista”

di Lorenzo Vita

 

Il Global Compact rappresenta uno dei prossimi nodi da sciogliere del governo di Giuseppe Conte. Le parole di Enzo Moavero Milanesi, possibilista sulla ratifica dell’accordo, hanno scatenato il dibattito in seno alla maggioranza. In attesa della posizione ufficiale del governo, la questione è già diventata centrale per capire come si muoveranno i due partiti di maggioranza. E con Fratelli d’Italia che ha già incalzato da destra Matteo Salvini e il governo, la Lega ha voluto mettere immediatamente le mani avanti, presentando una risoluzione in cui esprime tutte le sue perplessità e contrarietà all’accordo.

Come ci ha spiegato il Sottosegretario agli Affari Esteri, Guglielmo Picchi, “nella risoluzione sono elencati i punti critici del Global Compact e si impegna il governo a non aderirvi. Credo che sia imprescindibile che il Parlamento si esprima su una materia così delicata e dare indicazioni precise al governo su come comportarsi”.

Una scelta precisa che è motivata dal fatto che “il Global Compact considera i flussi migratori come un fenomeno unitario, non differenziabile caso per caso, ma proclamato sempre e comunque positivo per tutti. Non distingue seriamente tra rifugiati politici e immigrati clandestini, richiedendo per tutti un elevato standard di servizi che il Paese d’accoglienza deve impegnarsi a offrire”.

Tutto questo basandosi su una sorta di “governance globale” lontana dalla sovranità popolare. Insomma, un accordo complesso e che una parte della maggioranza considera pericoloso. “È un documento molto sbilanciato verso la retorica pro-immigrazione di massa, pro-multiculturalismo, e che tiene pochissimo conto delle esigenze di un Paese d’approdo come il nostro” spiega il sottosegretario.

Ma qual è la posizione della maggioranza di governo? “Quella della Lega è chiara. È uno strumento globalista e terzomondista in chiaro disaccordo con le idee della Lega. Nel Contratto di Governo è presente la nostra posizione: la pressione migratoria e la gestione del fenomeno ereditate da Renzi e Gentiloni sono giudicate ‘insostenibili’. Questo Global Compact si pone in linea di continuità con quella impostazione fallimentare, tant’è vero che è stato il passato Governo a negoziarlo e instradarci all’adesione”.

La questione è particolarmente complessa. Non solo per i risvolti all’interno del governo, ma anche perché il patto sui migranti, che dovrà essere siglato nella conferenza intergovernativa di Marrakech, sta già dividendo il mondo. E anche in seno all’Unione europea i Paesi della cosiddetta area “sovranista” si sono già dichiarati apertamente contrari all’ipotesi di approvare un accordo che presenta dei rischi politici per tutti quei governi che hanno fatto della difesa delle frontiere il proprio punto di forza.

Finora, soltanto nell’Unione europea sono otto gli Stati che non sottoscriveranno il Global Compact: Austria, Bulgaria, Croazia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. C’è tutto il Gruppo Visegrad, quindi. Ma anche altri Paesi dell’area balcanica che si sentono da sempre vicini alle posizione di difesa dei confini. Specialmente perché Paesi di passaggio della rotta balcanica. Mentre all’esterno dell’Europa, Stati Uniti e Brasile hanno già detti che non manderanno rappresentanti a Marrakech.

“Del resto, se c’è un dovere alla solidarietà verso le persone che fuggono dalla persecuzione, c’è anche il diritto dei popoli a non essere invasi. Oggi si sposta globalmente un numero di persone senza precedenti, e la grande maggioranza lo fa non per necessità ma per ragioni economiche. Non possiamo biasimarli, ma nemmeno si possono biasimare quelle nazioni che vogliono difendere la propria cultura, tutelare i salari dei lavoratori, garantire la sovranità statale (e di conseguenza popolare) sui confini. Coi tanti Paesi che la pensano così, l’Italia potrà collaborare per invertire la rotta tracciata dai globalisti“, conclude Picchi.

E l’Italia sa benissimo cosa significa essere in prima linea sul fronte migranti, visto il flusso che proviene dalla Libia. E che solo in questi ultimi mesi ha avuto una frenata rispetto agli anni precedenti. Ma i migranti continuano a partire e arrivare.

E l’ultimo scontro fra Italia e Malta rappresenta l’esempio del fatto che il problema dell’immigrazione clandestina non è un qualcosa destinato a risolversi nel breve termine. Proprio sui rapporti con La Valletta, Picchi è possibilista riguardo a un futuro accordo: “Comprendiamo che Malta, viste le sue piccole dimensioni, non volesse farsi travolgere dagli enormi flussi migratori del passato; ma ora che questi flussi sono notevolmente ridotti, anche La Valletta dovrebbe ricominciare a fare la propria parte. Soprattutto non possiamo accettare mezzi poco chiari, che oltre a figurare come provocazioni nei nostri confronti mettono anche in pericolo le persone in mare”

Un tema che diventerà di primaria importanza non solo per la conferenza di Marrakech, ma anche per la scadenza dei termini dell’Operazione Sophia. Il giudizio della Lega è chiaro: l’operazione va chiusa. “Per colpa soprattutto di Renzi, che l’aveva barattato con la flessibilità necessaria a dare i famosi 80 euro prima delle elezioni, l’Operazione Sophia ha finito con l’essere una missione europea di traghettamento dei migranti verso l’Italia. Più che inutile, dannosa. Il problema è nell’ipocrisia di molti partner europei, come i governi socialisti di Francia e Spagna, che da un lato pretendono l’accoglienza, ma dall’altro chiudono i propri porti e sigillano i propri confini”. E parlando di Europa, Pecchi non ha dubbi: “Se l’Europa vuole aiutarci per davvero, ben venga, altrimenti l’Italia farà da sola, con la Libia, per mettere in sicurezza il nostro tratto di Mediterraneo”.

Sottosegretario Picchi in visita in Israele

Il Sottosegretario Guglielmo Picchi è stato in visita in Israele, primo membro del nuovo governo a visitarlo proprio nell’80esimo anniversario della notte dei cristalli. A Tel Aviv ha partecipato, assieme al Sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, al “Israel HLS & Cyber 2018”. I due esponenti del Governo italiano hanno quindi visitato lo Yad Vashem e il Tempio italiano di Gerusalemme. Il Sottosegretario Picchi si è incontrato anche con Reuven Azar, consigliere di politica estera del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, e ha visitato il Jerusalem Center for Public Affairs. Infine, ha avuto un colloquio col Ministro del Turismo dell’Autorità Nazionale Palestinese Rula Maaya.

L’On. Picchi all’inaugurazione di Lucca Comics 2018

L’On. Picchi ha partecipato all’inaugurazione dell’edizione 2018 di Lucca Comics

Il sottosegretario Picchi non ha mancato di sottolineare come un rappresentante del governo fosse assente da un paio d’anni all’inaugurazione della manifestazione: “È un grande onore essere qui – dice – Da parte del governo garantisco il massimo sostegno soprattutto per l’internazionalizzazione dell’evento. Siete già presenti nelle maggiori manifestazioni internazionali, ma sono convinto che è possibile fare ancora meglio”.

Sottosegretario Picchi a Budapest, incontra Viktor Orban

In visita a Budapest, il Sottosegretario Picchi ha avuto un colloquio col Vice-Ministro degli Esteri Levente Magyar: cooperazione culturale ed economica al centro della discussione. In occasione dell’inaugurazione della mostra temporanea presso il Museo delle Belle Arti di Budapest “Leonardo and the Budapest horse and rider”, l’On. Picchi ha incontrato anche il Presidente Viktor Orban.

Sottosegretario Picchi alla Conferenza mediterranea Osce 2018

Si è conclusa oggi a Malaga l’edizione 2018 della Conferenza Mediterranea dell’OSCE, che riunisce i 57 Stati Partecipanti dell’Organizzazione e i sei Paesi partner mediterranei dell’OSCE (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Marocco, Tunisia). La Conferenza, quest’anno si è tenuta sotto la Presidenza slovacca del Gruppo di Contatto Mediterraneo dell’OSCE ed è stata dedicata al tema della cooperazione energetica nel Mediterraneo.

Nella sessione di alto livello odierna, che ha visto la presenza dei ministri degli Esteri di Spagna e Slovacchia, è intervenuto per la presidenza italiana dell’OSCE il sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Guglielmo Picchi. Nel suo intervento, Picchi ha ricordato l’importanza per l’Italia del rafforzamento della cooperazione tra gli Stati partecipanti dell’OSCE e i partner mediterranei, specialmente su temi che sono al centro delle rispettive agende, come la gestione dei flussi migratori, la lotta alla tratta degli esseri umani, il contrasto al terrorismo e la cooperazione energetica.

“La dimensione di sicurezza mediterranea”, ha sottolineato il Sottosegretario Picchi, “presenta sfide da affrontare e opportunità da cogliere: per farlo, occorre una partnership rafforzata e una visione di lungo termine”. Picchi ha evidenziato anche il concreto impegno dell’Italia nell’OSCE a favore di progetti ed iniziative volte a rafforzare i legami di cooperazione con i Paesi della “Sponda Sud” del Mediterraneo.

Picchi agli Stati Generali della Lingua italiana nel mondo

Il Sottosegretario Guglielmo Picchi è intervenuto lunedì 22 ottobre a Villa Madama alla terza edizione degli Stati Generali della Lingua italiana nel mondo. L’evento è organizzato dal MAECI in collaborazione con il MIUR, l’Accademia della Crusca e l’Ambasciata della Confederazione Elvetica.

“La lingua italiana è uno strumento della politica estera e uno Stato serio la deve sostenere e aiutare. Nell’ultimo anno c’è stato un incremento del 4 per cento degli studenti di italiano nel mondo” ha dichiarato l’On Picchi, aggiungendo poi: “Abbiamo dato indicazioni alle ambasciate: faranno azioni di coordinamento per far aumentare il numero degli studenti di italiano nel mondo nel prossimo biennio. È un’azione che sarà vincente se sarà un’azione di sistema”.

Picchi alla conferenza Osce contro l’intolleranza religiosa

Il Sottosegretario Guglielmo Picchi è intervenuto lunedì 22 ottobre alla conferenza “Combatting intolerance and discrimination with a focus on discrimination based on religion or belief: toward a comprehensive response in the Osce region”, organizzata alla Farnesina nell’ambito della presidenza in esercizio dell’Italia dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

“L’Italia crede nella possibilità di un’agenda positiva della dimensione umana dell’Osce nel contrastare l’intolleranza e la discriminazione, e per la tutela della libertà religiosa”, ha detto il Sottosegretario agli esteri Guglielmo Picchi aprendo i lavori. “Per l’Italia– ha aggiunto- questa agenda ha chiaramente una forte accezione mediterranea perché da questo bacino originano molte delle situazioni in cui la libertà di religione e di credo è stata messa a dura prova dalla strumentalizzazione politica, etnica, ideologica che ha trasformato un’occasione di incontro e di mutuo riconoscimento in drammatici scontri di alta disumanità, che nulla hanno di spirituale e trascendente”.

Presenti i rappresentanti dei vari Stati Osce e il cardinal Angelo Bagnasco.